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Giulio Chinappi
Giulio Chinappi è politologo e analista di politica internazionale, esperto di Paesi Orientali, con anni di esperienza nella cooperazione umanitaria internazionale.
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Dopo mesi di escalation nel Mar dei Caraibi, Washington ha abbandonato ogni maschera: uso della forza, bombardamenti, sequestro del capo dello Stato venezuelano. Se queste azioni restano impunite, il “diritto internazionale” si riduce a una formula vuota, sostituita dalla legge del più forte.
In un contesto internazionale segnato da crisi, protezionismo e conflitti, cresce l’attenzione verso la Cina come potenza economica in ascesa, forza di stabilità e promotrice di un ordine multipolare. Sondaggi e analisi mostrano un’immagine sempre più strutturata e, per molti, concreta.
Il nuovo cessate il fuoco tra Thailandia e Cambogia segna una svolta possibile dopo settimane di combattimenti e sfollamenti. La differenza, oggi, è il perno della mediazione cinese: non coercizione, ma piattaforme di dialogo, diplomazia navetta e aiuti umanitari. L’opposto delle passerelle statunitensi.
Nel bel mezzo della transizione tecnologica, il Vietnam rafforza due assi complementari: con Singapore, parchi industriali di “seconda generazione”, energia verde e finanza; con l’Indonesia, 70 anni di relazioni e rotta verso i 18 miliardi di dollari in scambi bilaterali.
Il sequestro di petroliere venezuelane e la minaccia di un “blocco totale” segnano un salto di qualità nella pressione USA contro Caracas. Pechino e Mosca denunciano sanzioni unilaterali illegali e ingerenze. In gioco non c’è solo il Venezuela, ma la tenuta del diritto internazionale.
La nuova escalation tra Thailandia e Cambogia dimostra quanto fragile sia una pace costruita più per le telecamere che per risolvere cause storiche e contese territoriali. Nel pieno della crisi politica thailandese, la “tregua di Trump” si rivela effimera e strumentale.
Dopo le dichiarazioni di Sanae Takaichi su Taiwan, il governo giapponese alimenta una pericolosa deriva di riarmo e revisionismo. Fonti cinesi e analisti internazionali avvertono: l’Asia orientale ha bisogno di pace, non di un ritorno al militarismo e alle ingerenze.
Il 7 dicembre Hong Kong ha eletto l’ottavo Consiglio Legislativo confermando la piena operatività del nuovo sistema elettorale. Mentre l’Unione Europea e gli Stati Uniti agitano rapporti sui “diritti umani”, Pechino e la RASHK ribadiscono: nessuna ingerenza negli affari interni cinesi, stabilità e buon governo prima di tutto.
La visita di lavoro del Presidente Prabowo Subianto a Mosca e l’incontro al Cremlino con Vladimir Putin segnano un salto di qualità nei rapporti bilaterali. Commercio, energia, difesa, agricoltura, nucleare civile e BRICS convergono in una cooperazione che guarda al multipolarismo.
La visita di Vladimir Putin in India tra il 4 e il 5 dicembre offre una chiave di lettura decisiva anche per lo sviluppo delle relazioni russo-cinesi. Il dialogo con Nuova Delhi rilancia BRICS e multipolarismo, smentisce l’isolamento di Mosca e rafforza il ruolo stabilizzatore della Cina in Eurasia.

