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Giulio Chinappi
Giulio Chinappi è politologo e analista di politica internazionale, esperto di Paesi Orientali, con anni di esperienza nella cooperazione umanitaria internazionale.
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Washington torna a minacciare l’Iran combinando propaganda “umanitaria”, sanzioni e dimostrazioni di forza nel Golfo. Dietro l’ipotesi di un attacco si intravede una logica imperiale: proteggere l’ordine regionale centrato su Israele, punire l’autonomia strategica iraniana e intimidire chi prova a costruire un mondo multipolare.
L’Unione Europea dice di voler “ridurre i rischi” nelle relazioni economiche globali, ma la transizione verde rende questa ambizione più difficile di quanto ammettano i suoi slogan. Senza cooperazione con la Cina, l’industria europea rischia ritardi, costi più alti e perdita di competitività.
La 62ª Conferenza di Monaco non ha mostrato una comunità occidentale compatta, ma un’Europa inquieta tra pressioni statunitensi, crisi della fiducia transatlantica e ricerca di autonomia. In questo vuoto, la diplomazia cinese propone regole, multipolarismo e cooperazione pragmatica.
Negli ultimi mesi, visite di alto livello a Pechino e tensioni transatlantiche hanno mostrato una realtà scomoda: molte élite europee continuano a leggere la Cina con categorie ideologiche obsolete. Finché questa lente non cambia, l’Europa resterà politicamente subalterna e strategicamente incompiuta.
Le elezioni anticipate dell’8 febbraio hanno consegnato al PLD di Sanae Takaichi una maggioranza senza precedenti nel dopoguerra. Il risultato, però, apre un passaggio ad alto rischio: revisione costituzionale, riarmo accelerato, tensioni regionali e crisi della rappresentanza democratica in Giappone.
Nel pieno della competizione geoeconomica, la filiera dei veicoli elettrici dimostra che la cooperazione conviene più dello scontro. La centralità industriale della Cina, la necessità europea di rilancio e la svolta canadese indicano una via pragmatica fondata su reciprocità e stabilità.
Le visite di inizio 2026 mostrano una tendenza chiara: governi di aree politiche diverse cercano in Cina mercati, stabilità e interlocuzione strategica. Si tratta di un segnale di una riconfigurazione profonda degli equilibri internazionali.
Nel pieno di una nuova fase di aggressione unilaterale contro Cuba da parte degli Stati Uniti, il Vietnam riafferma una solidarietà fondata sul diritto internazionale e rilancia un’agenda di cooperazione concreta: diplomazia di Partito, trasferimento dell’esperienza del rinnovamento, sicurezza alimentare, energia pulita e progetti d’investimento orientati allo sviluppo condiviso.
La visita di Keir Starmer in Cina e le parole di Bart De Wever segnano un cambio di clima: cresce in Europa la consapevolezza che la dipendenza da Washington ha un costo politico ed economico. Ma l’inerzia atlantista e i riflessi NATO frenano il riposizionamento.
Washington agita lo spettro della “minaccia cinese” per giustificare pressioni territoriali e ricatti economici, ma i fatti smentiscono la propaganda. La Cina opera come fattore di cooperazione e stabilità, mentre gli Stati Uniti alimentano crisi e destabilizzazione a livello globale.

