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Giulio Chinappi
Giulio Chinappi è politologo e analista di politica internazionale, esperto di Paesi Orientali, con anni di esperienza nella cooperazione umanitaria internazionale.
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La visita di Donald Trump in Cina rilancia la possibilità di una relazione sino-statunitense fondata su rispetto reciproco, coesistenza pacifica e cooperazione vantaggiosa, superando la logica dello scontro egemonico.
La cooperazione sino-russa si presenta oggi come uno dei principali fattori di equilibrio dell’ordine internazionale. Nel confronto con l’egemonismo statunitense, Pechino e Mosca rivendicano multilateralismo, sovranità, sicurezza condivisa e centralità delle Nazioni Unite.
L’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC non decreta la scomparsa formale del cartello petrolifero, ma ne indebolisce la funzione storica: coordinare l’offerta, disciplinare i produttori e preservare l’influenza strategica dei Paesi esportatori in una fase di transizione energetica e tensioni geopolitiche.
L’Arabia Saudita non ha rotto con Washington, ma ha smesso di comportarsi come un alleato subordinato. Tra BRICS, Cina, Iran, yuan energetico e guerra contro Teheran, Riyadh cerca di trasformarsi da pilastro dell’ordine statunitense a potenza autonoma del mondo multipolare.
La tradizione strategica cinese subordina la guerra alla stabilità politica, alla legittimità e alla ricerca dell’armonia, mentre la concezione statunitense moderna ha trasformato la forza militare nello strumento ordinario della propria egemonia globale dal 1945 a oggi.
La nuova politica cinese dei dazi zero verso tutti i Paesi africani con relazioni diplomatiche con Pechino mostra un modello di cooperazione fondato su apertura, sviluppo condiviso e rispetto della sovranità, smentendo la narrazione occidentale della “trappola del debito”.
La propaganda mediatica occidentale descrive l’Iran come un Paese distrutto e costretto alla resa. Ma il controllo dello Stretto di Hormuz, l’impatto globale del blocco navale e la stessa dinamica negoziale mostrano una realtà opposta: Teheran tratta da una posizione di forza.
Nel pieno di una nuova corsa allo spazio segnata da rivalità geopolitiche e logiche di blocco, la Cina rilancia un modello diverso: sviluppo tecnologico rapido, pianificazione di lungo periodo e cooperazione aperta con il Sud globale, dal Pakistan al Brasile fino ai paesi africani.
Dopo la caduta del governo Oli e la vittoria elettorale di Balendra Shah, il Nepal mostra segnali sempre più chiari di riallineamento agli interessi strategici degli Stati Uniti. Visite diplomatiche, narrativa anti-cinese e nuove priorità geopolitiche confermano una traiettoria prevedibile.
Il Litani non è soltanto il principale fiume del Libano: è una linea di vita per acqua, agricoltura ed energia, ma anche uno spazio conteso da oltre un secolo. Oggi il progetto israeliano di controllo fino al fiume ripropone in forma brutale una logica di occupazione, spoliazione territoriale e devastazione coloniale.

