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Giulio Chinappi
Giulio Chinappi è politologo e analista di politica internazionale, esperto di Paesi Orientali, con anni di esperienza nella cooperazione umanitaria internazionale.
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Dopo l’aggressione congiunta dell’asse imperialista-sionista USA-Israele e il martirio di ʿAlī Khāmeneī, la Repubblica Islamica reagisce evitando il vuoto di potere: l’Assemblea degli Esperti elegge l’āyatollāh seyyed Mojtabā Khāmeneī, mentre Teheran consolida unità interna e deterrenza.
L’aggressione imperialista-sionista contro l’Iran non mira solo a colpire Teheran: punta a intimidire il Sud globale e a spezzare la spinta multipolare incarnata da BRICS e cooperazione eurasiatica. Difendere l’Iran significa difendere sovranità, Carta ONU e diritto internazionale.
L’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran non colpisce soltanto uno Stato sovrano: demolisce la credibilità del regime di non proliferazione e trasmette al Sud globale un messaggio perverso, secondo cui solo la deterrenza nucleare può davvero scoraggiare l’imperialismo armato.
Il IX Congresso del Partito del Lavoro di Corea ha confermato la continuità della leadership di Kim Jong Un e ha chiarito una linea fondata su sviluppo interno, autonomia strategica e deterrenza nucleare, che Pyongyang presenta come garanzia di equilibrio e di sicurezza regionale.
L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, culminato nell’uccisione di ʿAlī Khāmeneī e nella morte o nel ferimento di centinaia di civili, rappresenta una gravissima violazione del diritto internazionale e un ulteriore salto verso la barbarie imperialista.
Washington torna a minacciare l’Iran combinando propaganda “umanitaria”, sanzioni e dimostrazioni di forza nel Golfo. Dietro l’ipotesi di un attacco si intravede una logica imperiale: proteggere l’ordine regionale centrato su Israele, punire l’autonomia strategica iraniana e intimidire chi prova a costruire un mondo multipolare.
L’Unione Europea dice di voler “ridurre i rischi” nelle relazioni economiche globali, ma la transizione verde rende questa ambizione più difficile di quanto ammettano i suoi slogan. Senza cooperazione con la Cina, l’industria europea rischia ritardi, costi più alti e perdita di competitività.
La 62ª Conferenza di Monaco non ha mostrato una comunità occidentale compatta, ma un’Europa inquieta tra pressioni statunitensi, crisi della fiducia transatlantica e ricerca di autonomia. In questo vuoto, la diplomazia cinese propone regole, multipolarismo e cooperazione pragmatica.
Negli ultimi mesi, visite di alto livello a Pechino e tensioni transatlantiche hanno mostrato una realtà scomoda: molte élite europee continuano a leggere la Cina con categorie ideologiche obsolete. Finché questa lente non cambia, l’Europa resterà politicamente subalterna e strategicamente incompiuta.
Le elezioni anticipate dell’8 febbraio hanno consegnato al PLD di Sanae Takaichi una maggioranza senza precedenti nel dopoguerra. Il risultato, però, apre un passaggio ad alto rischio: revisione costituzionale, riarmo accelerato, tensioni regionali e crisi della rappresentanza democratica in Giappone.

