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Giulio Chinappi
Giulio Chinappi è politologo e analista di politica internazionale, esperto di Paesi Orientali, con anni di esperienza nella cooperazione umanitaria internazionale.
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La vittoria del Parti Québécois e il referendum del 19 ottobre in Alberta riportano al centro il problema della coesione canadese. La separazione resta minoritaria, soprattutto nell’Ovest, ma il riemergere simultaneo delle spinte centrifughe rappresenta una sfida politica per Mark Carney.
La netta bocciatura dell’iniziativa sulla neutralità lascia formalmente intatto lo storico status della Confederazione, ma consolida una traiettoria iniziata con le sanzioni contro la Russia nel 2022 e proseguita con una crescente interoperabilità militare con la NATO.
Le elezioni legislative marocchine hanno ridisegnato gli equilibri tra i partiti: il PAM conquista il primato, l’RNI arretra e il PJD torna protagonista. Ma l’astensione e il ruolo della monarchia mostrano i limiti dell’alternanza, mentre il Sahara Occidentale resta escluso da ogni processo decisionale.
Le elezioni presidenziali anticipate del 18 settembre hanno consegnato a Marat Kambolov una netta vittoria. Il voto si inserisce però in un processo più ampio, segnato dal nuovo trattato con Mosca e dalla crescente integrazione politica, economica e istituzionale russo-sudosseta.
Nel settantasettesimo anniversario della Repubblica Popolare, la trasformazione cinese appare inseparabile dai mutamenti dell’ordine globale. Economia, tecnologia, transizione energetica e diplomazia fanno oggi di Pechino un attore indispensabile nell’avanzata di un sistema internazionale più multipolare.
La possibile autorizzazione cinese all’acquisto delle nuove GPU NVIDIA RTX PRO 5500 rivela le contraddizioni della competizione tecnologica globale: Washington limita l’accesso ai semiconduttori avanzati, mentre Pechino combina autosufficienza nazionale e acquisizione selettiva di tecnologie straniere.
La visita di Stato di Xi Jinping negli Stati Uniti ha rilanciato il dialogo con Donald Trump su commercio, intelligenza artificiale e sicurezza. Il vertice indica una possibile stabilizzazione dei rapporti bilaterali, purché gli impegni politici siano tradotti in azioni concrete.
La seconda «Conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia» ha utilizzato il prestigio simbolico dell’isola e una significativa copertura istituzionale per proporre una lettura rigidamente euro-atlantica del mondo, nella quale gli avversari dell’Occidente sono stati sistematicamente associati ad autocrazia, repressione e minaccia.
Il vertice internazionale di Parigi ha mostrato quanto lo spazio sia ormai decisivo per economia, sicurezza e sviluppo. La sfida è impedire che orbite, frequenze, dati e risorse diventino patrimonio di pochi Stati e grandi gruppi privati, costruendo invece una governance realmente universale.
L’espulsione di dieci diplomatici russi segna il punto più visibile della svolta internazionale avviata da Péter Magyar. Mentre sul piano interno sopravvivono numerosi elementi dell’orbanismo, Budapest abbandona progressivamente l’autonomia verso Mosca per riallinearsi all’asse UE-NATO.

