contributors
Giulio Chinappi
Giulio Chinappi è politologo e analista di politica internazionale, esperto di Paesi Orientali, con anni di esperienza nella cooperazione umanitaria internazionale.
all articles
La quasi simultaneità tra il vertice SCO di Biškek e il G20 finanziario di Asheville ha fatto emergere un’apparente contraddizione nella politica russa: pieno coordinamento strategico con Pechino e, contemporaneamente, apertura economico-finanziaria verso Washington. Più che una frattura, si profila una ricerca di autonomia.
A venticinque anni dalla fondazione, il vertice di Biškek segna per l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai il passaggio dall’espansione geografica al consolidamento istituzionale, economico e finanziario, ponendo al centro sicurezza, connettività e costruzione di un ordine multipolare.
Nei primi mesi della presidenza Kast, il Cile ha accelerato sul terreno neoliberista, securitario e dell’avvicinamento a Washington. Il fenomeno si inserisce in una più ampia svolta conservatrice sudamericana, della quale l’Argentina di Milei costituisce il precedente più evidente.
La morte di Ratko Mladić ha riattivato nei media occidentali una rappresentazione delle guerre jugoslave costruita sulla demonizzazione unilaterale dei serbi. Il necrologio pubblicato dal Corriere della Sera offre un caso emblematico: fatti accertati vengono mescolati a errori, iperboli, attribuzioni scorrette e aneddoti privi di adeguato riscontro.
Il CIO ha abbandonato le restrizioni contro russi e bielorussi e numerose federazioni stanno ripristinando bandiere, inni e piena partecipazione. World Athletics, massima istanza dell’atletica leggera, continua invece a praticare un’esclusione collettiva nata come scelta politica e fondata su un evidente doppio standard.
Dopo essere stata tra i principali promotori europei dell’escalation militare contro la Russia, la Polonia mostra crescente insofferenza verso i costi del conflitto. Rifugiati, aiuti, agricoltura e memoria storica stanno trasformando profondamente i rapporti tra Varsavia e Kiev.
Nel Sahara Occidentale un nastro trasportatore lungo quasi cento chilometri collega la miniera di Bou Craa all’Atlantico. Costruita durante il colonialismo spagnolo e oggi controllata dal Marocco, questa infrastruttura sintetizza mezzo secolo di decolonizzazione incompiuta, occupazione territoriale e sfruttamento delle risorse sahrawi.
Dalla rottura con Cuba all’allineamento con Washington e Tel Aviv, i primi giorni di Abelardo de la Espriella segnano una brusca inversione rispetto a Petro. Persino la tragedia del terremoto diventa lo specchio di una Colombia ricondotta nell’orbita statunitense.
Nel suo 59º anniversario, l’ASEAN si presenta come una delle esperienze più significative di cooperazione del Sud Globale: undici Paesi, quasi 700 milioni di abitanti e una centralità diplomatica che permette al Sud-est asiatico di difendere autonomia, stabilità e sviluppo nell’emergente ordine multipolare.
Numerose analisi, compresa la valutazione dell’intelligence spagnola, sostengono che Rabat abbia volutamente lasciato passare l’ondata migratoria verso Ceuta, sfruttandola a fini geopolitici. Intorno a Ceuta emerge una convergenza documentata fra interessi marocchini, statunitensi e israeliani, con il Sahara Occidentale al centro.

