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Giulio Chinappi
Giulio Chinappi è politologo e analista di politica internazionale, esperto di Paesi Orientali, con anni di esperienza nella cooperazione umanitaria internazionale.
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La dipendenza economica dagli Stati Uniti impedisce al Messico di scegliere una politica di rottura con Washington. Il governo di Claudia Sheinbaum cerca tuttavia di ampliare i propri margini di autonomia, diversificando le relazioni internazionali e difendendo Cuba dalle pressioni statunitensi.
Rotte, risorse, deterrenza nucleare e diritti dei popoli indigeni fanno del Grande Nord uno snodo decisivo dell’ordine mondiale. Mentre l’Occidente ne accentua la militarizzazione e lo sfruttamento corporativo, Russia e Cina costruiscono un corridoio eurasiatico fondato su sovranità, infrastrutture e cooperazione.
La recente telefonata tra Lula e Xi Jinping conferma l’accelerazione del partenariato sino-brasiliano. Di fronte alla coercizione tariffaria e alle ingerenze di Washington, Brasilia diversifica i propri rapporti e rafforza, attraverso i BRICS, una strategia autonoma e multipolare.
Nell’analisi dell’ambasciatore vietnamita Nguyễn Quang Khai, le aperture europee verso la Russia non rappresentano ancora una svolta strategica, ma il riconoscimento tardivo del fallimento della soluzione militare, dei costi economici della rottura con Mosca e del rischio di un accordo imposto da Washington.
Il trattato di estradizione del 1922 e le norme sulla sovranità rendono il sequestro di Nicolás Maduro giuridicamente indifendibile. Ma i precedenti dimostrano che, quando il diritto ostacola i propri obiettivi imperiali, Washington lo trasforma in un vincolo riservato agli altri.
Il controllo iraniano dello Stretto di Hormuz e la capacità degli Houthi di condizionare Bāb al-Mandab trasformano il conflitto in una contesa sulle arterie dell’economia mondiale, mostrando i limiti della superiorità militare statunitense e israeliana.
La Conferenza mondiale di Shanghai e la nascita della prima organizzazione intergovernativa dedicata all’intelligenza artificiale mostrano una Cina ormai capace di unire innovazione industriale, cooperazione con il Sud Globale e proposta politica per una governance tecnologica multipolare.
Il vertice di Ankara ha mostrato un’Alleanza Atlantica capace di proclamare formalmente unità e compattezza, ma sempre più attraversata da fratture politiche, industriali e strategiche. La NATO si rafforza militarmente proprio mentre rivela la propria dipendenza strutturale dagli Stati Uniti.
Il caso Hondurasgate illumina la trama di ingerenze, manipolazioni mediatiche e operazioni politiche transnazionali che accompagnano la restaurazione reazionaria in America Latina. Dall’Honduras al Perù e alla Colombia, la destra continentale agisce come terminale dell’imperialismo nordamericano.
Le esercitazioni navali Joint Sea-2026 mostrano la crescente capacità di Cina e Russia di coordinarsi nello spazio marittimo. Senza trasformarsi in un’alleanza formale, la loro cooperazione rafforza la deterrenza contro unilateralismo, accerchiamento militare e politica dei blocchi.

