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Davide Rossi
Davide Rossi, storico e giornalista, è direttore del Centro Studi “Anna Seghers” di Milano e dell’ISPEC, Istituto di Storia e Filosofia del Pensiero Contemporaneo della Svizzera Italiana, dove è professore. A Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo, è vicedirettore dell’Institut International de Formation et Recherche “Patrice Lumumba”. Autore di numerosi libri sui Paesi e le Civiltà del continente eurasiatico ed africano, è articolista per numerose testate europee.
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In Europa dopo tre decenni di distruzione della sanità pubblica a vantaggio di Big Pharma, un ulteriore peggioramento dei servizi legati alla salute a fronte delle necessità belliciste di Big Arma
Tutto questo dimostra che, se il calcio è sempre più uno spettacolo e sempre meno uno sport, è comunque anche politica, massimamente ai mondiali, come anche questa edizione ha dimostrato.
L’Iran e il popolo iraniano resistono coraggiosamente all’aggressione imperialista degli Stati Uniti e di Israele, consapevoli che la verità storica è dalla loro parte
Dal 19 al 21 maggio 2026 sulle rive bosforine di Istanbul si è svolta l’assemblea mondiale del World Anti-Imperialist Youth Union, in sigla WAYU, ovvero l’Unione Mondiale Giovanile Antimperialista, l’Internazionale giovanile promossa oltre un decennio fa dall’Unione Giovanile di Turchia
Nell’analisi geopolitica nulla vi è di più grave di universalizzare le categorie interpretative. Gli studiosi occidentali estendono generalmente i loro riferimenti culturali ad altre civiltà, compiendo in ultima istanza un errore tanto macroscopico, quanto fuorviante.
Tutt’altre prospettive, certo baldanzosamente ottimistiche, si sono invece dati i convenuti in terra russa, la convinzione tanto delle organizzazioni promotrici, quanto di tutte le altre forze presenti e aderenti al progetto, è quella di contraddire l’appiattimento equivocamente liberale della socialdemocrazia mondiale per riscoprire un socialismo costruito sui diritti sociali, il diritto al lavoro, la pace come orizzonte della politica planetaria e la solidarietà come pratica concreta di una fattiva costruzione volta a un corale cammino emancipativo delle donne e degli uomini, di tutti i popoli e di tutte le nazioni della terra.
Il Mondiale di calcio canadese – statunitense – messicano, per la prima volta con ben 48 squadre, un quarto di quelle di tutto il pianeta, si approssima e gli spareggi hanno stabilito quali siano le ultime nazionali a raggiungere il torneo che prenderà avvio ai primi di giugno, per concludersi con la finale di domenica 19 luglio 2026 presso il MetLife Stadium di East Rutherford nel New Jersey.
Quando si pensa a una nazione, la si immagina anche dentro lo spazio geografico del suo territorio, al contrario un territorio esiste e prescindere dalla nazione che poi lo può incorporare, contenere e definire.
Nel Vecchio Continente il moltiplicarsi dei conflitti, oltre a peggiorare l’esborso per il pieno di benzina e di gasolio, accrescere lo scontrino della spesa al supermercato, lasciare a terra qualche aeroplano senza cherosene, offre l’impressione di un generale disinteresse per un mondo intento a scivolare, non si capisce neppure quanto effettivamente consapevole, verso più gravose guerre planetarie senza appunto neppure accorgersene troppo.
L’attenzione mondiale si è concentrata nel mese di marzo 2026 sul Golfo Persico in ragione del conflitto scatenato dagli statunitensi in collaborazione e per volontà dagli israeliani contro l’Iran, ma gli avvenimenti che hanno coinvolto l’India negli stessi giorni orientano in modo decisivo il destino di quella nazione che per altro oggi, dopo il cambio di nome, si chiama Bharat Ganarajya, ovvero Repubblica di Bharat, nuova potenza che ha dismesso i panni dell’India del Non Allineamento filo – sovietico di Jawaharlal Nehru e dei Gandhi.

