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Davide Rossi
Davide Rossi, storico e giornalista, è direttore del Centro Studi “Anna Seghers” di Milano e dell’ISPEC, Istituto di Storia e Filosofia del Pensiero Contemporaneo della Svizzera Italiana, dove è professore. A Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo, è vicedirettore dell’Institut International de Formation et Recherche “Patrice Lumumba”. Autore di numerosi libri sui Paesi e le Civiltà del continente eurasiatico ed africano, è articolista per numerose testate europee.
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L’attenzione mondiale si è concentrata nel mese di marzo 2026 sul Golfo Persico in ragione del conflitto scatenato dagli statunitensi in collaborazione e per volontà dagli israeliani contro l’Iran, ma gli avvenimenti che hanno coinvolto l’India negli stessi giorni orientano in modo decisivo il destino di quella nazione che per altro oggi, dopo il cambio di nome, si chiama Bharat Ganarajya, ovvero Repubblica di Bharat, nuova potenza che ha dismesso i panni dell’India del Non Allineamento filo – sovietico di Jawaharlal Nehru e dei Gandhi.
Nel corso del mese di marzo 2026 a Pechino si sono svolte le due sessioni dell’Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese.
La farsa italiana della destra e della sinistra politiche è uscita vittoriosa dalla consultazione referendaria di fine marzo, ben più del modesto esito elettorale che ha visto comunque ventisette milioni di italiani, pari a ben il 59% degli aventi diritto al voto, recarsi alle urne ed esprimersi al 53,7% contrariamente alla proposta governativa.
Con enorme senso di responsabilità il Partito Comunista Cubano, per tramite del nipote di Raul Castro, Raulito Guillermo Rodríguez Castro, sta discutendo con gli statunitensi la possibilità di evitare uno scenario iraniano che sarebbe un’Ulteriore devastante disgrazia per il popolo caraibico, già provato dal pluridecennale bloqueo e dal forsennato e criminale blocco navale trumpiano che impedisce da gennaio l’arrivo di rifornimenti alimentari ed energetici.
Il clima fraterno e amichevole respirato tra le Dolomiti italiane non è da interpretarsi dunque come una inappropriata leggerezza, ma come la deliberata volontà di una porzione rilevante della popolazione italiana di costruire la pace e di rifiutare risolutamente ogni aspirazione bellicosa apparecchiata da politici tanto imprudenti, quanto impudenti
Donald Trump prova a inventarsi come novello “Capitan America”, ma l’incontro svoltosi ai primi di marzo 2026 in Florida non appare un successo, anzi decisamente un disastro, non solo per le molte e rilevanti assenze, ma anche per l’evidente lontananza, anche dalla dozzina di capi di stato raccolti intorno a lui, dall’accettare un atteggiamento così smaccatamente arrogante e palesemente egemonico.
L’Iran ha alleati che possono aiutarlo a far fronte all’aggressione occidentale?
Il governo tedesco del già funzionario di BlackRock Friedrich Merz sta indirizzando quella nazione verso orizzonti prima immaginabili e sempre più preoccupanti, tanto a livello sociale, quanto in campo internazionale.
Risultati delle Olimpiadi per l’Italia
Jesse Jackson: la politica del dialogo e della giustizia sociale contro le logiche del liberismo e della contrapposizione

